giovedì 21 novembre 2013

La ragazza di Piero Armenti al Sambil | L'amico di Carlo Fermi e le Ong | Enrico De Simone e M: in che mondo viviamo | La Voce d'Italia

Una sera uscimmo col gruppo di conoscenti di M.
C'era Carlo Fermi e il suo amico, Alessandro, che stava rientrando in Italia. C'era il giovane giornalista Piero Armenti, più guardingo che mai. C'era l'altro giornalista della Voce d'Italia, il romano Enrico De Simone. Del gruppo faceva parte il nostro nuovo collega, un quasi parente del
la dirigente Anna Grazia Greco,  nominata dal Ministero degli Affari Esteri per la nostra scuola, poi M ed altre persone che non conoscevo.
Carlo Fermi aveva cominciato da poco a lavorare all'ambasciata italiana. Il suo amico, invece, aveva lavorato per una non meglio precisata Ong che si occupava di caffé e affini. La sigla Ong sta per organizzazione non governativa. Una sigla che è tutto un programma e dovrebbe significare indipendenza rispetto alle politiche economiche delle multinazionali Usa. Una mission delle Ong, ad esempio, è il rispetto dei diritti umani, ma qui siamo ancora nel campo dei buoni propositi, perché nei fatti, l'azione delle Ong, altro non è che finta vigilanza e mutuo consenso alle politiche di rapina adottate da suddette multinazionali.

 
http://www.taringa.net/posts/info/6083167/Cosas-De-Los-Gringos.html
Mappa gentilmente sottratta dal sito Cosas De Los Gringos
Va da sé che quel tipo di lavoro sia ammantato da una notevole dose ipocrisia e mistificazione. Per questo è l'ambiente adatto per individui doppi, per venduti e infami di vocazione. Un esempio per tutti, la finta conferenza stampa, seguita a vera espulsione, del finto attivista per i diritti umani, vero agitatore Cia (agit-prop Cia), José Miguel Vivanco, nel settembre del 2008 a Caracas. Notizia prontamente riportata dal periodista di destra, Enrico De Simone...
Ma a quei tempi, nei giorni in cui conobbi la ragazza di Piero Armenti nell'autunno del 2005, Enrico De Simone si faceva passare per chavista, ovvero per socialista tout court. Idem Piero Armenti, anch'egli si professava convinto chavista: lui e la rivoluzione bolivariana erano una cosa sola. Guai a parlar male di Chavez.
Difficile dire che i due giornalisti siano diventati di sinistra in Venezuela, per poi ritornare di destra una volta fuori dal paese. Mi sembra poco probabile, un po' come uno che si riscopra omosessuale a 50 anni... a meno che non abbia vissuto fino ad allora sulle nuvole...

Insomma: un serafino!

Agustin Codazzi il serafino, pintado a la Andy Warhol
Dicevo, la posizione dei due periodisti non si capiva, anche perché Caracas ha ospitato le dorate latitanze di diversi fascisti, basti pensare a Stefano Delle Chiaie.

Oppure, per rimanere all'attualità, si pensi all'ex politico DC, poi faccendiere della 'ndrangheta (legato a Marcello Dell'Utri) Aldo Micciché, che abitava proprio lì vicino a Plaza Altamira e, anche lui, come Piero Armenti, al Consolato Generale italiano di Caracas era di casa...
In effetti è molto probabile che il sig. Aldo Micciché e Piero Armenti si siano incontrati e si conoscano: il Consolato Generale italiano di Caracas non è certo il Sambil, ma è soltanto una piccola palazzina di 2 piani.

Questo inquadra bene dei fatti altrimenti incomprensibili:
  • il comportamento fuorilegge di Anna Grazia Greco  e consociati, ovvero la Giunta Direttiva del Codazzi con a capo Guido Brigli 
  •  l'ostentata negligenza della commissione ministeriale capitanata dal pagliaccio di Stato, Paolo Scartozzoni
Tornando alle convinte asserzioni bolivariane dei due periodisti, altrimenti di destra, io non avevo fedi da ostentare e restavo coerente al mio scetticismo di base, anzi, spesso in classe facevo la parodia del chavismo, ritenendolo puro folklore locale. E credo che se il paese fosse stato governato da quella tremenda dittatura che vedevano molti fascistelli - gente entrata in Venezuela strisciando e in seguito scappata con la coda in mezzo alle gambe - beh, se fosse stato così, immagino che io sarei durato il tempo di un giorno a Caracas.
E invece sono andato e tornato più volte in Venezuela.  Sempre a testa alta.
La prima parte della serata, ovvero l'incontro con quelli che non conoscevo, era al Sambil. Piero Armenti era in fibrillazione, quella sera stava per presentarci la sua ragazza: una venezuelana niente male.

Dopo le presentazioni andammo in un sushi-bar perché i fighetti del gruppo erano abituati a trattarsi bene. Dopo esserci ingozzati di pesce crudo ci spostammo in un locale dove l'amico di Carlo Fermi, in procinto di lasciare il Venezuela, offrì da bere a tutti.

Carlo Fermi, imprenditore italiano a Medellin, Colombia

Di Carlo Fermi c'era un articolo del gennaio 2009 su La Voce d'Italia di Caracas, in cui spiegava perché si era trasferito a Caracas e parlava del suo amico, quello che ho conosciuto durante l'uscita dell'ottobre 2005. Curiosamente, dopo pochi anni, l'articolo in questione è rimasto nell'archivio del giornale (dove lavoravano Piero Armenti ed Enrico De Simone), ma è scomparso ogni riferimento a Carlo Fermi e al suo amico che lavorava nell'Ong del caffé.

Per ritrovare il testo originale bisogna andare sul sito delle autrici (leggi articolo integrale).

Attualmente Carlo Fermi si è trasferito in Colombia, a Medellin, rinomato centro di produzione e smistamento della cocaina, Carlo Fermi però produce pasta alimentare.